Negli ultimi anni il settore culturale italiano ha consolidato la ripresa avviata dopo la pandemia, registrando una crescita della domanda culturale e una progressiva trasformazione dell’offerta. Dopo il punto di svolta rappresentato dal biennio 2022-2023, si conferma anche nel 2025 la tendenza positiva già rilevata nel 2024 in termini di partecipazione culturale. Nel 2024 infatti la partecipazione ad attività culturali fuori casa raggiungeva il 37,4% della popolazione, rispetto al 35,2% del 2023, confermando il progressivo ritorno delle persone alla fruizione culturale. Come rilevato nel Rapporto SIAE 2025, si sono svolti oltre 3,3 milioni di eventi con 253 milioni di spettatori/trici, confermando la sostanziale tenuta del settore.
Parallelamente a questa dinamica, evolve il modello di fruizione culturale. L’esperienza pandemica ha accelerato la diffusione di eventi in piazze, parchi, siti storici e altri spazi non convenzionali, modalità che continuano a caratterizzare molti festival per la capacità di avvicinare nuovi pubblici e rafforzare il legame con i territori. In molti casi, l’utilizzo di questi luoghi contribuisce inoltre alla riattivazione e alla rigenerazione di spazi ed edifici sottoutilizzati o in fase di transizione. In Italia si stima la presenza di un numero compreso tra circa 1.600 e oltre 3.000 festival, consolidando tale format come uno dei principali strumenti di animazione culturale dei territori. Lo stesso rapporto evidenzia inoltre come i festival tendano ad assumere modelli diffusi, coinvolgendo quartieri, piccoli comuni e paesi e promuovendo la collaborazione tra abitanti, associazioni, scuole, volontari/e, artisti/e e imprese locali.
A fronte di questa crescente centralità dei festival nell’offerta culturale e nella vita dei territori, emerge tuttavia una dinamica più critica. Il settore appare infatti sempre più selettivo: l’aumento dei costi, della complessità gestionale e della competizione per le risorse tende a favorire gli operatori più strutturati e gli eventi di maggiore richiamo, mettendo sotto pressione le realtà di piccole e medie dimensioni, spesso più radicate nei territori e orientate alla sperimentazione. Ne deriva un rischio non solo per la pluralità dell’offerta culturale, ma anche per l’equità di accesso: la riduzione delle iniziative di prossimità, gratuite o a basso costo, può limitare le opportunità di partecipazione dei pubblici meno coinvolti nei consumi culturali e accentuare le disuguaglianze economiche e territoriali.
In questo contesto assume particolare rilevanza sostenere esperienze che, oltre ad arricchire la vita culturale, rafforzano le comunità, valorizzano i territori e favoriscono la partecipazione di pubblici nuovi o meno abituali. È a questa tipologia di iniziative che le presenti Linee guida si rivolgono con la definizione di festival partecipativi.