L’Oasi Pianeta nel suo terzo anno di attività conferma come la combinazione di rigenerazione ecologica e tecnologie avanzate possa generare benefici misurabili per il territorio. La biodiversità preservata e il sostegno agli impollinatori rendono l’Oasi un modello replicabile di innovazione sostenibile.
Avviata nel dicembre 2023, l’Oasi Pianeta rappresenta una delle azioni cardine della missione Proteggere l’ambiente nell’ambito dell’Obiettivo Pianeta della Fondazione Compagnia di San Paolo. Situata a Cascina Falchera, l’Oasi si è rapidamente affermata come laboratorio a cielo aperto dove rigenerazione ecologica, tecnologia e impegno comunitario convergono per promuovere una prosperità dell’ecosistema in ottica sostenibile.
Secondo il report 2025, relativo alle attività dell’Oasi, i primi due anni hanno già prodotto risultati concreti. La piattaforma XNatura ha infatti rilevato un indice di biodiversità preservata (MSA LU) del 57,24%, significativamente superiore alla media dell’area circostante (41,78%) e già oltre il target intermedio di rigenerazione fissato al 50%. L’abbondanza media di specie nell’Oasi è superiore del 12,34% rispetto al contesto locale, confermando il valore del sito come habitat d’eccellenza in un’area prevalentemente urbana.
La capacità di attrarre impollinatori risulta superiore del 26,7% rispetto al territorio limitrofo, grazie anche alla messa a dimora di 50 alberi nettariferi di 16 specie autoctone, che hanno triplicato il potenziale nettarifero dell’area fino a 190,96 kg/ha/anno.
Interventi capaci di generare un beneficio climatico a lungo termine, con un assorbimento di CO2 stimato in 2.972 kg nell’arco di vent’anni.
L’integrazione di sensori IoT avanzati consente di monitorare in modo continuo e puntuale l’efficacia dell’habitat. La tecnologia Hive-Tech ha confermato lo stato di salute delle colonie di api, con temperature interne stabili tra i 33 e i 35°C e dinamiche di peso coerenti con una regolare attività di raccolta.
Nel 2025, la precisione dei rilevamenti ha inoltre permesso di individuare un calo anomalo dell’attività degli impollinatori selvatici, consentendo di programmare interventi mirati per la stagione successiva.
L’Oasi si configura così come una vera sentinella ambientale, in cui la cultura del dato orienta una gestione adattativa, capace di migliorare nel tempo i servizi ecosistemici offerti al territorio.
Guardando al futuro, l’Oasi Pianeta punta a essere consegnata alla comunità entro il 2028 come riserva naturale rigenerata e pienamente funzionale. L’esperienza dimostra come sia possibile coniugare natura e tecnologia per contrastare la perdita di biodiversità, generando benefici concreti, misurabili e duraturi.
Per ulteriori approfondimenti è possibile visitare la pagina dedicata al progetto sul sito della Fondazione.