Le Opere Pie di San Paolo (1853-1932)

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Con l’avvento dello stato liberale e in particolare con un decreto del 1853, Vittorio Emanuele II restringeva l’attività della Compagnia alle pratiche religiose e affidava il patrimonio e la gestione delle attività assistenziali e creditizie a un consiglio di nomina pubblica: le Opere Pie di San Paolo (successivamente Istituto di San Paolo). Il nuovo ente sviluppò l’attività bancaria attraverso il Monte di pietà: già nel 1879, Giovanni Giolitti (allora commissario regio delle Opere Pie di San Paolo) lo descriveva come una banca a tutti gli effetti. Poco più di una quarantina d’anni dopo, nel 1923, il Monte di pietà otteneva il riconoscimento della prevalente attività creditizia rispetto a quella pignoratizia.
Nel 1867 l'istituto assumeva l'esercizio del Credito fondiario, avvenimento che inaugurò un importante settore di attività. Durante gli anni dello sviluppo industriale di Torino, il San Paolo iniziò a sostenere i comuni mediante prestiti pubblici e a partecipare ai nuovi organismi finanziari come il Consorzio sovvenzioni su valori industriali, l’Istituto federale per il credito agrario in Piemonte e il Consorzio nazionale per il credito agrario di miglioramento. Nel 1931, uscito indenne dalla grande crisi degli anni venti, l’Istituto fu in grado di rilevare i depositi della Banca Agricola Italiana in Piemonte e in Liguria, estendendo la propria attività oltre i confini della città e ottenendo, nel 1932, lo statuto di Istituto di credito di diritto pubblico.

Parallelamente al settore creditizio, proseguiva anche l’attività dell’Ufficio Pio e dell'Educatorio Duchessa Isabella (il nome dell’istituto che, dal 1883, unificava le Case del soccorso e del deposito) che impartiva alle giovani un’educazione completa, e che nel 1899 avviò i primi corsi di formazione per le insegnanti.