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Indagine annuale: i governi rimandati in materia di immigrazione

Americani, canadesi ed europei sopravvalutano i numeri dell'immigrazione, esprimono giudizi contrastanti sull'integrazione, si preoccupano dell’effetto dell’immigrazione su  lavoro e servizi sociali

WASHINGTON - TORINO (3 febbraio 2011) — I risultati della recente indagine Transatlantic Trends: Immigrazione indicano che mentre Nord America ed Europa tentano di superare la crisi economica mondiale, l’opinione pubblica diventa più critica nei confronti dell'operato dei governi in materia di immigrazione. Per la prima volta, inoltre, la concorrenza da parte della manodopera immigrata si rivela fonte di preoccupazione soprattutto per chi, nel 2010, è stato direttamente colpito dalla crisi.
I dati presentati nella terza edizione del rapporto annuale Transatlantic Trends: Immigrazione, che analizza i sentimenti dell'opinione pubblica nordamericana ed europea, indicano che la maggioranza dei cittadini in USA (73%), Italia e UK (70%), Spagna (61%), Francia (58%) e Olanda (54%) giudica negativamente l’operato del proprio governo in materia di immigrazione. Soltanto in Canada il pubblico si divide equamente tra chi apprezza le misure adottate dall'esecutivo (48%) e chi invece le reputa inadeguate (43%). Negli Stati Uniti (67%) e nel Regno Unito (63%) gli intervistati dichiarano, inoltre, che la questione dell’immigrazione influenza il loro voto alle urne.
“Transatlantic Trends: Immigrazione contiene una novità interessante nel 2010, commenta Angelo Benessia, Presidente della Compagnia di San Paolo. “L’indagine dimostra che gli intervistati, se informati del dato corretto sul numero degli immigrati nel proprio Paese, diventano molto più prudenti quando si tratta di formulare un giudizio sulla presenza di ‘troppi’ stranieri”.

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