| Gli oggetti in mostra
La mostra rappresenta la testimonianza di una memoria ritrovata del passato millenario dell’Afghanistan, una regione che nel cuore dell’Asia fu da sempre crocevia fra le culture dell’Oriente e dell’Occidente. E il dialogo tra queste civiltà è evidente nelle opere in mostra, che provengono da siti che rivelano come l’Afghanistan - sin dall’età del bronzo (2000 a. C. circa) fosse aperto a contributi della civiltà di Grecia, Mesopotamia, Iran, India e Cina.
Tepe Fullol
In mostra si potranno ammirare i reperti più preziosi del tesoro di Tepe Fullol, emersi dalla scoperta fatta per caso, nel 1966, di questo sito archologico. Fanno parte della cultura Battriana (nome antico di una regione settentrionale dell’Afghanistan, al confine con Uzbekistan e Tagikistan) dell'età del Bronzo (2200 - 1800 a.C. circa), a metà tra la civiltà dell'Indo e quella mesopotamica, e rivelano un’arte animalistica di tradizione locale ma con forti legami con la Mesopotamia nei suoi tori barbuti sulle coppe d’oro, e con i motivi geometrici, eco della ceramica dell’Indo.
Ai – Khanum
Vera Alessandria alle porte della steppa, la colonia greca di Ai - Khanum (fondata nel 300 a. C. da Seleuco I) rappresenta l’estremo avamposto orientale dell'ellenismo nel cuore dell'Asia centrale. Scavata da una missione francese tra il 1964 e il 1978, ha lasciato emergere strutture monumentali arricchite di fastose decorazioni architettoniche come antefisse a palmette e capitelli corinzi, il teatro (che è il più orientale di tipo greco trovato al di là dell’Eufrate), il ginnasio con l’erma del filosofo di straordinaria espressività, le abitazioni dei ricchi coloni, la fontana con la gargouille in forma di maschera comica, una necropoli da cui proviene la stele funeraria rappresentante un Efebo, e oggetti che illustrano la simbiosi con le tradizioni più orientali come la placca raffigurante la dea greca Cibele sul carro, o la placca con scene mitologiche che rappresenta una delle più antiche testimonianze dell’arte figurativa indiana.
Simbolo della città era il palazzo dalla ricca tesoreria, saccheggiata dai nomadi che la invasero nel 145 a. C. e la distrussero. Della tragica fine di Ai - Khanum sono testimonianza i lingotti d’oro ottenuti dagli oggetti preziosi fusi dai conquistatori e ora esposti anch’essi in mostra.
Balkh (Battra)
Antica capitale della Battriana, la città mitica dove vennero celebrate le nozze di Alessandro Magno e di Rossana nel 327 a.C. è ricordata dai testi letterari classici, cinesi, arabi e persiani come "Balkh la bella, madre di tutte le città" prima della distruzione di Gengis Khan nel 1220. Scavata a partire dal 1924 da una missione francese, è testimoniata in mostra da un capitello corinzio reimpiegato già nell’antichità come blocco in una diga nel vicino sito di Tepe Zangaran.
Tillia Tepe
Detta "la collina d'oro" (I secolo d.C.) con le sue sei tombe intatte è stata l'ultima importante scoperta archeologica effettuata in Afghanistan. In questa necropoli nomade erano sepolti cinque raffinate principesse e un principe, abbigliati con abiti ricchissimi cuciti d’oro e incrostati di pietre preziose. Le sepolture hanno svelato pendenti, cinture, specchi cinesi, avori indiani ed intagli greco romani che sottolineano il ruolo dell'Afghanistan quale cerniera sulla strada della steppa. La corona di foglie d’oro che cinge il capo di una delle principesse ha paralleli precisi nel mondo nomade e successivi esemplari simili si trovano fin nell’estremo Oriente, ai confini con la attuale Corea. Il principe è un guerriero, che riposa con il capo appoggiato su una coppa d’oro con una scritta in greco che indica il peso del metallo. Egli porta armi da parata di ricchezza straordinaria, con materiali preziosi forgiati e lavorati con mirabile maestria fin nei minimi dettagli, come le fibbie delle calzature che rappresentano elementi iconografici cinesi, mentre i medaglioni della cintura d’oro sembrano rappresentare il dio greco Dioniso assiso sulla pantera.
Chi erano queste principesse e questo principe sepolti lungo la frontiera afghana? I misteri restano, così come quello della figura dell’ “uomo con la ruota” raffigurato su una moneta indiana d’oro in cui è parso di individuare un’ispirazione iconografica buddista.
Begram
Sorge sul sito dell’antica Alessandria del Caucaso che, sotto la dinastia nomade dei Kushana, fu centro di unificazione di mondi diversi: quello greco-romano, cinese e indiano. Gli scavi condotti fin dagli anni Trenta rivelarono il “Tesoro di Begram”: due camere murate piene di oggetti provenienti dal Mediterraneo, dalla Cina e dall’India. Tra gli oggetti più preziosi vi sono gli avori indiani decorati e incisi, i più antichi e fino ad allora sconosciuti; gli straordinari vetri da Alessandria, i più antichi risalenti al I secolo d. C., impressionanti per la libertà dei decori e il gioco dei colori, dal carattere quasi “espressionista”, pur nei motivi classici.
Tesori “nascosti” che ancora oggi conservano il fascino del loro mistero.
In anteprima verranno anche esposte due statue di terracotta di divinità “Devata”, provenienti da Hund, nella valle di Peshawar, nell’odierno Pakistan, risalenti al VI-VII secolo.
La Compagnia di San Paolo ha acquistato tali opere per il futuro Museo di Arte Orientale di Torino.
Completa l’esposizione la mostra “Lavori di restauro del Minareto di Jam”, con fotografie che documentano il lavoro svolto presso il sito di Jam - dal 2002 Patrimonio dell’Umanità - dall’architetto Andrea Bruno, che ha anche allestito l’intera mostra.
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