Ragionare dell’Europa, e per l’Europa. Giovani studiosi lavorano sulla sicurezza dell’Unione.
L’Europa è malata, si dice. Come in un telefilm del Dr. House, si azzardano diagnosi, si provano cure. Nella finzione televisiva, quando tutto sembra perduto il geniale dottore trova la soluzione. Per l’Europa, invece, le terapie applicate finora non sembrano funzionare. Politicamente irrisolta, l’Unione europea si trova oggi ad affrontare la crisi dell’euro, che sembrava costituirne il maggiore successo.
Le fondazioni più attente al futuro dell’Ue hanno cominciato da tempo, entro i propri limiti istituzionali e con i mezzi d’intervento di cui dispongono, a lavorare per il rafforzamento delle capacità di analisi di proposta in grado di consentire all’Europa di superare patologie diverse, che vanno dall’assenza di una vera politica economica comune che sostenga quella monetaria alla difficoltà di definire - nonostante i progressi da ultimo sanciti nel Trattato di Lisbona - una vera propria politica estera e di difesa e, più in generale, ricostruire il ruolo del Vecchio Continente sullo scenario globale.
Nel 2004, tre fondazioni, la VolkswagenStiftung di Hannover, la Riksbankens Jubileumsfond di Stoccolma e la Compagnia di San Paolo hanno elaborato un programma, European Foreign and Security Policy Studies (EFSPS) per fare emergere le idee di giovani ricercatori europei, nella convinzione che “volti giovani” potessero elaborare progetti e favorire l’uscita da una “retorica dell’Europa” che ha perso d’efficacia a più di 60 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il programma, rivolto a studiosi ed esperti a livello dottorale e post-dottorale, di età fino ai 32 anni, si è articolato su quattro bandi, che si sono conclusi nel 2009.
Sono stati selezionati un centinaio di fellow, secondo un processo che vedeva una prima selezione basata sul progetto di ricerca e una seconda su interviste ai candidati; le interviste si sono svolte nel quadro di conferenze annuali sui temi della politica estera e di sicurezza europea, cui hanno partecipato come speaker i maggiori esperti internazionali. Durante le conferenze i giovani candidati hanno potuto partecipare alla discussione generale. I vincitori sono stati scelti da panel di esperti indipendenti e dai responsabili delle tre fondazioni partner, in base al valore scientifico e all’originalità delle loro proposte, oltre che al potenziale di crescita dimostrato nel corso delle interviste.
Il programma si è svolto come un processo continuo e integrato, con incontri e seminari intermedi, dove i vincitori più recenti hanno potuto confrontare le proprie idee con quelli delle edizioni precedenti.
Nomi, CV, progetti e interessi di ricerca dei fellow del programma si possono leggere nel sito www.efsps.eu. Circa un quinto di loro sono italiani, a testimonianza dell’alta qualità dei nostri migliori ricercatori nel campo degli studi sulla integrazione europea e le relazioni internazionali.
I buoni risultati dell’esperienza EFSPS hanno condotto le tre fondazioni partner a lanciare un nuovo programma, più ampio e a carattere multidisciplinare, denominato Europe and Global Challenges (EGC). Uno degli effetti più interessanti di EFSPS era stato la formazione di reti spontanee fra i ricercatori: per questo EGC si rivolge non più a singoli studiosi, ma a reti composte da almeno due ricercatori, di cui uno europeo e uno di un Paese esterno all’Unione. Nel concreto svolgimento del programma si è poi verificata la partecipazione di reti molto ampie. La prima edizione si è chiusa con sei reti vincitrici (una con capofila italiano, mentre ben tre vedono la partecipazione di ampie reti di ricercatori italiani) su 79 partecipanti. Per la seconda si sono chiusi i termini di partecipazione ed è in corso la fase di selezione. L’impegno complessivo della Compagnia per EFSPS e EGC è stato, finora, di oltre 3,6 milioni di euro.
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