Gestione del Patrimonio
Le linee strategiche della gestione del patrimonio
La Compagnia di San Paolo adotta un modello di “gestione diversificata” del patrimonio tipicamente istituzionale e ispirato a principi che si sono consolidati nel tempo, coniugando la tradizione dell’Ente con il contributo internazionale e indipendente degli advisor per trarre il massimo beneficio dal profilo di lungo termine della Fondazione. La Compagnia ritiene questo approccio meno rischioso del modello “holding di partecipazioni dirette” in quanto offre maggiore diversificazione (per tipologia di strumenti, settore, stile, geografia, ecc.) e prospetta rendimenti più stabili nel tempo anche se più contenuti nelle fasi di euforia dei mercati. Questo modello si riflette sull’assetto organizzativo del processo d’investimento, nel quale la Compagnia mantiene responsabilità decisionale e gestionale diretta sulle partecipazioni(strategiche e non strategiche) e sul portafoglio di private equity mentre l’attività di gestione del portafoglio diversificato è totalmente delegata a soggetti esterni, selezionati da advisor indipendenti con il contributo dello staff, che opera con l’indipendenza e autonomia previste dalla legge e si avvale delle competenze e professionalità progressivamente concentrate nella società dedicata Fondaco SGR, condivisa con altre fondazioni.
La composizione del portafoglio
Alla fine del 2010 il valore di mercato complessivo del portafoglio di attività finanziarie detenuto dalla Compagnia di San Paolo ammonta a circa 5,7 miliardi di euro. Il portafoglio strategico, rappresentato dalla partecipazione in Intesa Sanpaolo, pesa per il 42% circa sul totale, mentre l’incidenza maggiore, pari al 50% del portafoglio totale, è ascrivibile alla componente gestita, costituita dalla gestione patrimoniale di fondi realizzata da Fondaco SGR S.p.A. e investita in fondi azionari (11% del portafoglio totale della Compagnia), fondi obbligazionari (25%), fondi monetari (9%), hedge e absolute return (5%). La componente investita in fondi di private equity e venture capital è pari al 4% circa; completano l’allocazione complessiva il 4% circa investito in altre partecipazioni, liquidità e crediti di imposta. Nel complesso, il patrimonio della Compagnia si caratterizza per un alto tasso di liquidità e assenza di debito, fattori di solidità che possono rappresentare un vantaggio competitivo per l’investitore in un contesto di mercato ancora afflitto da un eccesso di indebitamento degli operatori e da buone opportunità per gli investimenti di “capitale paziente”.
I risultati del 2010
Il 2010 è stato un anno altalenante per i mercati finanziari con una netta separazione degli andamenti: il primo semestre ha fatto registrare un’elevata volatilità dei mercati, dovuta ai timori di rischi di collasso del sistema finanziario dei Paesi periferici dell’Unione Europea e l’incertezza dell’entità della ripresa negli Stati Uniti – con l’indice europeo DJ Euro Stoxx e lo S&P500 ritornati in territorio positivo solo a metà anno – seguita da una moderata ripresa delle quotazioni nei mesi successivi in parte per il consolidarsi della ripresa USA (+13% a fine anno lo S&P500) e in parte per gli interventi di Stati e banche centrali dell’area EU volti a scongiurare i rischi di collasso del sistema finanziario.
Nell’anno le due principali componenti del portafoglio della Compagnia, il portafoglio strategico e il portafoglio gestito, hanno conseguito risultati molto diversi: un dividend yield (dividendo su media quotazioni 2009) del 3,1% per quanto riguarda Intesa Sanpaolo - nessun introito era stato percepito nel 2009 per l’assenza di dividendo alle azioni ordinarie - e un total return netto complessivo del 6,2% per il portafoglio gestito.
Nell’ambito del portafoglio gestito, i fondi azionari europei e internazionali hanno contribuito con rendimenti a doppia cifra, seguiti dai fondi hedge e absolute return e, con risultati più modesti, dagli investimenti obbligazionari e monetari.
Tutte le classi di attività del portafoglio gestito hanno comunque generato rendimenti superiori ai rispettivi benchmark di riferimento. Da rilevare altresì, a fronte di un risultato complessivo su livelli del tutto apprezzabili, il livello relativamente basso di volatilità presentato dalla gestione (2,8%), che ha svolto efficacemente nel corso del 2010 il compito di ridurre la volatilità complessiva del portafoglio. In questo contesto, emerge in particolare il contributo positivo del comparto absolute return, con una volatilità inferiore a quella del fixed income. Il portafoglio investimenti di private equity e venture capital, infine, ha presentato per i primi nove mesi del 2010 un tasso interno di rendimento non annualizzato su livelli positivi, pari all’1,2%.



